7 maggio 2012

Dentro

Voglio qualcuno.
Qualcuno che mi entri dentro.
Qualcuno che si faccia spazio, in me.
Nell'anima e nel corpo.
Nel cuore e nella fica.
Nella pancia, negli occhi, nel naso, tra le dita...
Qualcuno che mi riempia.
Che non lasci mancanze, ma solo pienezza.
Qualcuno che abbia la voglia, la forza, l'urgenza, di entrarmi dentro.
Con dolcezza, sì, ma con fermezza.
Voglio qualcuno che vinca le mie resistenze.
Che non mi dia scampo, se provo a ritrarmi.
Che faccia un passo avanti, se ne faccio uno indietro.
Che mi tiri a sé, se resto ferma.

2 maggio 2012

La piramide

L'anno scorso ho seguito un corso sul comportamento assertivo.
In un incontro, parlando del rapporto con gli altri, ci spiegano che non sempre, anzi quasi mai, la nostra scala di priorità coincide con quella di chi ci sta intorno.
Ad esempio, tu dai una festa, e un amico non viene perché la stessa sera festeggia il compleanno il padre. E tu ci rimani male e pensi: "sì, però io antepongo l'amicizia alla famiglia.. lui no."

BAAAAAZ. Pensiero errato.


Non è sbagliata la tua "piramide". Non è sbagliata la sua. Sono semplicemente diverse.

Priorità riguardo le cose, gli eventi, i valori.. ma anche priorità riguardo le persone.

Semplicemente, se si impara e accetta questo, si vivrebbe molto meglio.

Io, ci sto ancora lavorando.

29 aprile 2012

14 aprile 2012

12 ore (tragicomiche)

Ti innervosisci. Fai finta di niente.
Ti metti a letto.  Ripensi alla giornata. Ti intristisci (andiamo bene..).
Ti addormenti piangendo e pensando che non c'è un cazzo di uomo nella tua vita per cui tu sei al primo posto.
Dormi più o meno bene (meno) per 6 ore.
Sbraiti con tua mamma che ti fa svegliare presto - ok, presto per te - perché la devi aiutare... e poi, CINQUE MINUTI dopo che ti ha chiamato, ci ripensa.
Ti lavi. Ti siedi sul water chiuso e ti spari l'aria del phon addosso, coccole e calore. L'ultima frontiera dell'autoerotismo consolatorio. Altro che vibratori.
Fai colazione. Accendi il pc, ascolti una canzone della Amoroso (perché, poi..) e alzi la tapparella. Un tempo che manco Padova quando sei arrivata. E meno male che sei in Abruzzo. In primavera.
Ti butti sul divano, attorcigliandoti il piumone intorno. E cosa leggi per tirarti su? Il libro dell'inquietudine, che domande.
Pensi di scrivere un twitt ma poi lasci stare: "Nebbia. Pioggia. Pessoa. #ALLEGRIA! "
Mentre ti spalmi le lacrime sulla faccia con le mani, nel tentativo di asciugarti (chi ce la fa ad alzarsi e a prendere un fazzoletto), dopo aver letto l'ultima frase lacrimogena (Non conosco il futuro. Non ho più il passato. L'uno mi pesa come la possibilità di tutto, l'altro come la realtà di nulla.), squilla il telefono.
Tua sorella (ma vi siete sentite prima..)? Papà (non c'hai la forza né per rispondere, né per non rispondere.. non deve chiamare e basta.)? Nonna paterna (che non ti ha fatto manco il regalo di Pasqua perché ormai considera solo il nipote maschio, quello nato dal secondo matrimonio del figlio caro, e che, per questo, hai deciso di cazziare alla prima occasione utile)?
Nonna.
Questa è la prima occasione utile. Merda.
Ispiri, e schiacci il verde.
Sei capace di dirle solo due parole in croce, e la voce trema pure. Quando chiudi scoppi in lacrime e singhiozzi, perché non hai mai risposto una volta ai tuoi nonni, non ti sei mai permessa di contestarli; odi far male agli altri e odi quando ti mettono in circostanza di farlo. Perché cazzo le persone abusano della bontà? Ti asciughi direttamente col piumone, ormai...
Vai in bagno, ti soffi il naso con la carta igienica e stai per perdere uno dei due piercing al naso nello scarico del lavandino. Recuperato in extremis.
Ti appoggi a quel lavandino pensando che ti fai schifo. Poi soppesi i motivi, e ti senti ancor più sfigata perché non ce l'hai neanche, un motivo serio per farti schifo davvero.
Ti guardi allo specchio e ti trovi patetica, gli occhi rossi e gonfi. Sorridi però perché trovi che, nonostante lo stato pietoso, i capelli ti stanno d'incanto. E poi torni a piangere, non s'è mai vista una depressa che in un momento così pensi ai capelli.
Ti passi l'acqua fredda sulla faccia trovando sollievo, e valuti la possibilità di riempire la vasca d'acqua gelata e infilartici con tutti i vestiti. Ma poi vuoi sentire mamma se rientra e ti trova lì, così. Penserebbe che sei definitivamente impazzita, dando ragione a tua sorella che lo pensa già da un pezzo.
Con una furia omicida impasti il pane fatto in casa perché hai bisogno di sfogarti su qualcosa. Non è il caso di accanirsi su tavoli, sedie o arredamento vario (vedi motivo di cui sopra).
E con le mani che sanno ancora di lievito e farina scrivi l'ennesimo post del cazzo.

Chissà perché ti scappa da ridere, rileggendolo.

23 febbraio 2012

Come papà! :D

In bagno c'è una bambina. Avrà cinque o sei anni.
Apre l'armadietto di noce chiaro tenuto dietro la porta, a fianco alla vasca da bagno.
Prende quegli oggetti che ha visto usare per tante volte da altre mani, mani esperte. Perché, quando il papà si faceva la barba, con la porta socchiusa, lei facendo piano andava a sbirciare. E quasi sembrava che lo stesse spiando di soppiatto. Se gli avesse chiesto di poter stare con lui, magari seduta sul bordo del lavandino, per stargli più vicino e guardare bene, non le avrebbe di certo detto di no.
Ma non sarebbe stata la stessa cosa.
Nascosta dalla penombra del corridoio, tutto le sembrava più magico. Lo osservava come si osserva un rituale che si ripete, di settimana in settimana, perché il papà lavorava lontano, e lei questa magia poteva vederla solo la domenica. Rapita, come se avesse qualcosa di mistico.
Guardava il suo viso bianco di sapone, riflesso nello specchio con le luci belle, e un po' le sembrava babbo natale.
Così, eccola lì, quella bambina. Con pennello e schiuma in mano. Socchiude la porta perché non vuole farsi vedere e si mette in ginocchio sullo sgabello. Finalmente protagonista di quel rituale.
Già sa cosa deve fare. Passa il pennello nell'acqua, poi nel contenitore del sapone. Infine, sul suo musetto, e le setole e la schiuma le fanno il solletico.
Prende il rasoio, decisa ad eseguire tutto come va fatto.
E...zac!
Si taglia subito subito, sul labbro. Le vengono i lucciconi negli occhi, ma un po' si sente anche orgogliosa, per quel dolore. Una specie di rito di iniziazione.
Non urla, ma chissà perché, forse richiamata dall'eccessivo silenzio della casa, entra la mamma, ché forse la cercava. La trova così, con l'aria colpevole di chi sa di essere stato smascherato dal fare una marachella.
"Te', ma che stai a combinare?!"
E lei, con gli occhi dolci di chi vuole farsi perdonare e il sorriso più grande del mondo, esclama: "...come papà!" :D

9 febbraio 2012

Frammenti di vuoto*

Lui: [...] Buon dormicchiamento, anche se vorrei essere quello che ti sveglia, anche se non ti merito.

Io: Uh. :( Perché dici che non mi meriti? Non ci conosciamo abbastanza, forse sono io che non merito te, non lo sappiamo. :*

Perché so come sono e il tipo di vita senza libertà di movimento che faccio. Ma non voglio deprimerti. Ignorami.

"Love finds a way", no? Se sarà amore, o destino, o caso, chiamalo come ti pare, si troverà il modo.. Ma se invece pensi che ci metti del tuo, nel senso che non hai tanta voglia di conoscermi (nel tempo, non dico subito), forse è meglio che io lo sappia...

Allora, se il caso lo permetterà, avrei piacere di conoscerti. Non so se ci metto del mio o no ma nella mia negatività c'è la certezza della solitudine. Poi può essere che sia solo un riflesso di tale negatività. Insomma, non è che non voglia conoscerti, ma i rapporti sociali sembrano non fare per me, ne ho paura ma li vorrei...


Ma ti capisco perché per me è lo stesso, mi sto "lanciando" un po' di più rispetto a te forse solo perché sento che dall'altra parte c'è qualcuno che mi può capire... Altrimenti non sono intraprendente per niente. Facciamo piccoli piccoli passi, ok? :)

Esatto, è più o meno come la vedo io, non lo so ma da quel che traspare hai un carattere che mi fa provare meno paure. Paure che non mi lasciano mai...

Paure che ho anch'io. Siamo in due, ad aver paura. Secondo me pensiamo di non avere il diritto di essere felici... non so per quale sbagliato motivo. Però... forse è tempo che ci proviamo anche noi, perché ENTRAMBI ci meritiamo un po' di quella felicità. :'

[...]

*citazione sua

4 gennaio 2012

Vent'anni e non sapere fare niente.

Vent'anni tra milioni di persone, che intorno a te inventano l'inferno. Ti scopri a cantare una canzone, cercarenel tuo caos un punto fermo.
Vent'anni nè poeta nè studente, povero di realtà ricco di sogni, vent'anni e non sapere fare niente, nè per i tuoi nè per gli altrui bisogni, vent'anni e credi d'essere impotente.

Vent'anni e solitudine sorella, ti schiude nel suo chiostro silenzioso, il buio religioso di una cella, la malattia senile del riposo.
Vent'anni e solitudine nemica, ti vive addosso con il tuo maglione, ti schiaccia come un piede una formica,
ti inghiotte come il cielo un aquilone, vent'anni e uscirne fuori è fatica.

Vent'anni e stanza ormai piena di fumo, di sonno di peccati e di virtù, lasciandoti alle spalle un altro uomo, dovresti finalmente uscire tu.
Vent'anni e il vecchio mondo ti coinvolge, nel suo infinito gioco di pazienza, se smusserai il tuo angolo che sporge, sarai incastrato senza resistenza, vent'anni prima prova di esperienza.

Vent'anni e ritagliare i confini, di un amore che rinnova l'esistenza, e ritrovarsi ai margini del nuovo, scontento della tua stessa partenza.
Vent'anni e una coscienza rattrappita, che vuole venir fuori e srotolarsi, come tendere un filo tra due dita, vedere quanto è lungo e misurarsi, vent'anni fare i conti con la vita.

Vent'anni e già vorresti averne trenta, esserti costruito già un passato, vent'anni e l'avvenire ti spaventa, come un processo in cui sei l'imputato
Vent'anni strano punto a mezza strada, il senso dei tuoi giorni si nasconde, oltre quella collina mai scalata, di là dal mare e dietro le sue onde, vent'anni rabbia sete e acqua salata.