28 marzo 2011

2 volte, 3 ore.

sarà anche che il gioco si cambia da dentro
ma alla fine e' giocare che ti cambia dentro


Oggi piove. Stamattina c'era un cielo grigio. La giornata è iniziata ascoltando l'ultimo disco di Niccolò Fabi, un cantautore che conosco poco, purtroppo (colpa mia). Mi riempio di una dolce malinconia. Sono andata a lezione, e siccome ero in tremendo anticipo, mi sono seduta in un'aula vuota ad ascoltare l'album che nel frattempo avevo trasferito sul mio mp3. Mentre scrivo, adesso, ci sono ancora le sue note che fanno da sottofondo al battito dei tasti, e dei miei pensieri. Mi sono seduta, ascoltavo le sue parole, e per caso vedo una scritta piccola, ma ricalcata più volte, sul banco.
Voglio 
stare 
bene.
Ci mancava solo la scritta. :°
D'impulso prendo il cellulare per mandarti un sms, ma poi realizzo che non ho il tuo numero. Non so chi sei, non ti conosco, ma avrei voluto mandarti un sms, condividere con te questo mio stato d'animo.. L'avevo anche cominciato a scrivere, solo dopo mi è venuto in mente che non avevo un destinatario a cui spedirlo.. credo che una parte sia rimasta nelle bozze, accanto a tutte le cose che non sono mai riuscita a dire.
Tornando a casa, ho pensato a queste righe da scrivere sul blog. Non so quale particolare combinazione di eventi si scateni quando sono in autobus, ma succede sempre che i miei pensieri assumono una forma molto, molto discorsiva, mentre invece negli altri momenti sono tutti aggrovigliati. Sarà stato complice anche il tempo, e Fabi nelle orecchie.


Non so chi sei, dicevo, conosco a malapena il tuo nome e poco altro che ci siamo detti l'ultima volta, mentre andavamo a riprendere io l'autobus, e tu la macchina. Mi ha fatto piacere scambiare due chiacchiere con te.
Parlare. Perchè invece, in quei due incontri, di tre ore in tutto, ci siamo limitati a guardarci, e a sorridere, contemporaneamente. E poi ad abbassare gli occhi.


magari fuggire non e' la soluzione
magari fuggire e' una resurrezione


Però.. credo che il significato che attribuiamo a quegli sguardi, e a quei sorrisi, è tutto in confronto a quello che di più o meno importante potremmo mai dirci. Il fatto è che negli stessi momenti, nello stesso momento, io mi rispecchio in te, e tu, credo, altrettanto in me. E un condividere le stesse sensazioni.  E' una conferma al fatto che non siamo soli, che il nostro imbarazzo, il disagio che proviamo a stare in mezzo alla gente, la nostra introversione, non è solo "mia" o "tua", ma "nostra". Ed è bello.
Ecco, quando sorridi io mi sento a casa. Perché so che tu mi capisci, che anche tu 'funzioni' così. E mi passa un po' di paura.
Non so perché il caso ci abbia fatto mettere uno di fronte all'altro, la prima volta, e poi abbiamo continuato a tenere gli stessi posti. Ma lo ringrazio, perché credo che avrei partecipato meno attivamente al corso, e mi sarei sentita più in imbarazzo, se non avessi avuto il tuo sguardo a sostenermi, come a dire "anch'io mi sento così", o il tuo sorriso a rassicurarmi.
Quindi grazie di esserci. Di essere "te". E anche un po' "me".
Io non ti conosco, è vero, ma forse so chi sei.  Magari, se non basta una vita a conoscere una persona, basteranno, per assurdo, tre ore. Io credo di sapere chi sei, o almeno quella parte che è così vicina a me.





Non so se ne sei al corrente, il 25 marzo è stata la giornata di un iniziativa che riguarda la lettura; l'iniziativa consiste nel regalare un libro ad uno sconosciuto. E io.. beh, non l'ho ancora fatto. Perché voglio che quello 'sconosciuto' sia tu, ma finché continueremo a vederci non ne avrò il coraggio. Quindi, magari, lo farò l'ultimo giorno che ci vedremo.
Sulla scelta del libro da regalarti, non ho dubbi. Parla di uno che è come me, e come te.
Che ci ha messo una vita per trovarsi sulla scaletta di una nave. L'ho capito solo adesso, credo, qual era il punto: il punto non è avere il coraggio di 'scendere', ma di mettersi su quella maledetta scaletta. Scegliere di stare lì, di trovarsi nella terra di mezzo, tra un sì e un no. E poi fare un passo. Non importa se in avanti, o indietro, se a sinistra o a destra. Se "fuori o dentro". Ma fare il passo.
Sarai tu, il mio passo?

a volte un'isola è la cura del tempo
a volte un'isola è solo isolamento

è come cadere al buio
scegliere


Forse scriverò sulla prima pagina di quel libro anche il link di questo post. O forse no.
Ma so che se non sarà così, tu lo capirai.
Non lo saprai ma, sorridendo, capirai.



io non so se ritornare
quale vuoto sia peggiore
se avro' forza per trattare
se serve più coraggio a stare fuori o dentro

 

27 marzo 2011

Che io ti voglio bene a fondo perduto.

Le frasi che cominciano con 'che'. I capelli che tagli da solo. I 'soliti due accordi'. Un piede che sfrega l'altro, per l'imbarazzo. Le occhiaie (eheheh). L'accento. La frequenza con cui usi 'propinare' e 'inverosimili'. Il fatto che mi abbia conquistato in così poco tempo. L'aura di mistero che ti porti dietro.
Le tue sigarette, la tua voce.
La tua 'zeta' e le 'e' chiuse. Le stonature. "I dieci grammi nel tuo rreggiseno". Gli angeli froci. I tuoi sussurri.
Le tue canzoni "d'amore e di merda", come le definisci tu.

(ritrovato nelle bozze del 01/01/2011. neanche il primo dell'anno avevo di meglio da fare che pensare a lui. *_*)

tu che eri qui.. grrrrrrrrrr. :p



E tutti i nostri 'no' dove vuoi che ci portino.

23 marzo 2011

Catarsi

Voglio la cintura di Seth attorno al collo. Voglio le dita di Seth in bocca e le sue mani che mi aprono le ginocchia e poi le sue dita bagnate che mi frugano dentro. (...)
Voglio che la barba corta e ispida attorno alla bocca di Seth mi si sfreghi contro finché non mi farà male pisciare. (...)

E io voglio Seth morto. Peggio che morto, lo voglio grasso e gonfio d'acqua e insicuro ed emotivo.

Se Seth non mi vuole, io voglio non volerlo.

[Invisible Monsters, C. Palahniuk]

13 marzo 2011

C'erano cose che volevo dirgli. Ma sapevo che gli avrebbero fatto male. 
Così le seppellii e lasciai che facessero male a me. 
[J. S. Foer, Molto forte, incredibilmente vicino]

2 marzo 2011

Ci vuole una certa dose di coraggio per accendere un microfono e dire anche solo
"pr pr prova, sa sa sa".

25 febbraio 2011

I'M YOUR PERSON

Io e lei, sedute in un caffè.
Meredith e Cristina.
In realtà, solo due vecchie amiche che giocano a impersonarle.
O meglio, che le 'invidiano': lei vorrebbe avere l’uomo della prima (buongustaia.. anche se non è propriamente il mio tipo.. I WANT GEORGEEEE!:P), io il carattere della seconda.

Silenzio. Siamo in quel momento della conversazione dove si abbandonano i convenevoli, il tono della voce si fa più basso, e si aspetta che una delle due parta con la propria confidenza.
La sua è tenerissima. :’)
Mi confida che proprio prima della vacanza a Perugia, dalla quale è appena tornata con il suo fidanzato, hanno avuto un ‘piccolo’ sobbalzo al cuore, neanche totalmente rientrato, tra l’altro, visto che dovranno ripetere il test di gravidanza per un ulteriore conferma negativa.
Le mie lacrime di felicità partono, comunque.
Sebbene razionalmente capisco che la possibilità che lei sia incinta è remota, visto già il primo esito negativo, non posso fare a meno di immaginarla madre.
Ancor di più quando mi rivela che, pur avendo considerato la possibilità di prendere la pillola del giorno dopo, l’avevano poi scartata.
Cioè, sarebbe stata pronta a diventare madre. Lei e il suo ragazzo, possibili genitori. E a questo pensiero, davvero, trabocco di emozione.

Cristina avrebbe detto che è meglio così, che non è il momento giusto, c’è l’università da finire, un lavoro da trovare, e poi i bambini piangono, e pisciano, e cagano.

Beh, io… io non sono Cristina. Per fortuna.
E lei non ha bisogno di quel Derek, perché il suo Derek l’ha trovato.
Un Derek che la fa sorridere, che la fa stare bene.
(Grazie, Derek. Perché io così serena non l’ho mai vista. :’) )

Forse non saremo Meredith e Cristina, ma le continuerò (ci continueremo) comunque a dire “Shut up! I’m your person.”



Perché mi è tornato in mente adesso? Perché lo racconto? Non so. 
Ma l’idea di vederla, un giorno, con il pancione, mi riempie di gioia. Che bella sarà, la “mia persona”. *_*
Quando sarà. :)

(Nota per Meredith: sappi che io e il tuo Derek a Cuba ci andremo però, eh! :P Senza di te, ovviamente, come concordato! :P)

21 febbraio 2011

Attimo di perfezione n.1

19/02/2011, ore 12.16
Treno. Posto finestrino. Mare. Le pagine di un libro, sulla sinistra del tuo campo visivo, e le onde che brillando al sole, sulla destra.